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Per chi è solo a San Valentino

Buon San Valentino a tutti i lettori e le lettrici!

In questo San Valentino non scrivo per chi festeggia con il proprio amato o la propria amata, bensì per chi oggi è solo. 

Al di là del valore che uno possa dare a questa festa, al di là che la si consideri solo una "ricorrenza commerciale", oggi è comunque un giorno in cui chi non ha un partner ci pensa maggiormente... è impossibile non farlo visti i continui stimoli al riguardo che arrivano dal mondo circostante...

Ci tengo a precisare che essere single non è una condanna a morte e, soprattutto, ci tengo a 
sottolineare che se nella propria vita non si è felici da soli è impossibile esserlo in coppia...





E' innegabile però, che attraversare il viaggio della vita per mano ad una persona che ci completa rende il tutto più entusiasmante e... sublime. 

Si... perché l'amore vero, quello in cui puoi essere te stesso senza bisogno di maschere, quello in cui l'altro sa, ancor prima di te, cosa pensi e cosa provi è un'esperienza che solo l'aggettivo "sublime" può rendere.

Ed ora veniamo al tema di oggi: perché sono single?

I motivi possono essere innumerevoli ma questa sera voglio concentrarmi sul tema della timidezza in amore.

Essere timidi ed insicuri nel rapporto con l'altro sesso è un'esperienza che tutti, almeno al momento della prima cotta, hanno provato.

La paura del primo bacio, l'imbarazzo dei primi momenti di intimità, l'ansia da prestazione per il primo rapporto sessuale sono emozioni parte del bagaglio esperienziale di ciascun individuo. 

Normalmente questi primi turbamenti si superano e, con la crescita, si impara a conoscere se stessi, e l'altro sesso, raggiungendo una maggior sicurezza e serenità nel modo di relazionarsi con il potenziale partner.

In altri casi invece, questa naturale evoluzione avviene più lentamente e con dei blocchi che possono rendere più difficile l'approccio con chi ci ha colpito... 

La timidezza in amore è un argomento che può essere affrontato da molte angolazioni diverse e dunque avrai modo di leggere, su questo blog, altri articoli in materia ma ora voglio soffermarmi su una sfaccettatura della questione che mi si presenta, frequentemente, in sede di colloquio con i miei pazienti.

TIMIDEZZA IN AMORE E GENITORI CASTRANTI

Il rapporto con l'altro sesso implica confrontarsi con chi è diverso da sé ed esporsi alla valutazione dell'uomo o della donna al quale/alla quale, solo per il fatto che ci attrae intellettualmente e/o fisicamente, abbiamo già attribuito caratteristiche "divine".

Il lui o la lei in questione hanno il potere di decidere se "andiamo bene o no come esseri umani" e tale potere gli/le spetta di diritto viste le indiscusse qualità di cui, con charme, fa bella mostra.

L'altro è sul piedistallo, mentre il mio paziente si pone, se possibile, al di sotto del pavimento!

Ma perché questa idealizzazione dell'altro e questa profonda svalutazione di se stessi?

Approfondendo la storia di vita di questi uomini e di queste donne rintraccio sempre un rapporto castrante con la figura genitoriale dell'altro sesso.

Se la mia paziente è una donna timida in amore è probabile (ovviamente ci sono le eccezioni) che il padre sia stato fortemente giudicante nei suoi confronti: la donna che ho di fronte è stata una bambina, una ragazza e poi un'adulta continuamente condizionata dalle valutazioni negative del padre. 

Il modo in cui si vestiva non andava mai bene, le gratificazioni arrivavano solo quando aveva un comportamento estremamente rispettoso. Quel padre dava attenzione e affetto solo se la figlia compiaceva o aveva un'ottima prestazione scolastica.
Inoltre, era sempre pronto a ripetere che occorreva comportarsi bene, fare bella figura con gli altri, fare il proprio dovere e rispettare l'autorità genitoriale.

Quest uomo non era, necessariamente, aggressivo, ma sicuramente teneva molto alla forma, all'etichetta, alle conseguenze negative di un errore e, in ogni gesto, trasmetteva l'idea che ci si dovesse difendere dagli altri perché sempre pronti a giudicare.

Se il mio paziente è un uomo timido in amore, allora è la mamma ad avere tutte le caratteristiche che ho appena descritto.

Che idea si può fare dunque, una bambina o un bambino delle persone dell'altro sesso se il messaggio genitoriale è questo?

La crescita, e dunque l'idea che ci si fa del mondo circostante, è mediata da un processo di identificazione con i propri genitori. Identificarsi significa "prendere a modello" colui al quale si fa riferimento, in questo caso per legame affettivo, e far propri i pensieri e i comportamenti di tale modello.

Il mio paziente uomo non potrà che cogliere nelle donne le caratteristiche del genere femminile che ha visto impersonificate dalla madre e la mia paziente donna non potrà che fare altrettanto per le figure maschili.

Quindi non c'é soluzione?

No... la soluzione c'è e si chiama "esperienza emozionale correttiva".

Ho usato un parolone per sintetizzare un concetto semplicissimo:

il punto di partenza, non necessariamente, segna tutto il cammino.

Puoi aver avuto dei genitori castranti e fortemente convinti che l'altro sia pronto a giudicare ma... non ne devi essere, per forza, convinto anche tu!

Diventa consapevole del fatto che il tuo modo di "raffigurarti l'altro sesso" è parziale e dettato da un tuo vissuto. 

Un vissuto che può essere stato doloroso o per il quale, magari, non hai nemmeno sofferto, ma che può averti condizionato nel rapporto con l'altro sesso.

Quando avrai sviluppato questa consapevolezza guarda le donne o gli uomini che incontri sul tuo cammino con occhi nuovi e tieni a mente che potrebbero essere diversi da come te li sei sempre immaginati...

Basta questo per superare la timidezza in amore?

No ma questo è il punto di partenza che aumenterà la probabilità di far presto l'incontro con una persona dell'altro sesso che avrà un atteggiamento molto diverso da tuo padre o da tua madre...

Apriti alla possibilità di conoscere una persona che ti faccia sentire pienamente accettato per quello che sei e che compia così la magia dell' "esperienza emozionale correttiva"... o, come piace dire a me, al di là dei tecnicismi psicologici, la magia dell'amore...

Ti auguro di vivere presto un Buon San Valentino che non si esaurisca il 14 febbraio ma che possa durare una vita intera...


A presto


P.S.

E comunque... può essere San Valentino ogni giorno dell'anno... io lo festeggerò domani ;)



Valeria Mora, Psicologa, Counselor e formatrice

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