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Amare e farsi male


Oggi scrivo per condividere le forti emozioni che si provano, nei colloqui, ascoltando alcune storie di vita dei pazienti.

Tutti gli incontri con i pazienti suscitano sensazioni, pensieri ed emozioni particolari, ma ci sono delle volte in cui la storia che viene narrata è così coinvolgente che è molto difficile mantenere il giusto distacco tra professionista e paziente.

In questi casi lo psicologo e, nello specifico, parlo di me, deve prendersi del tempo per ritrovare il giusto equilibrio psicofisico per poter sostenere il paziente.

Una volta terminato il colloquio però, quelle emozioni ritornano nella mia mente e nel mio cuore e, come donna, non posso fare a meno di soffermarmi a pensare a quanto l'amore, in alcune circostanze, possa trasformarsi in una gabbia di dolore.

Può sembrare uno scherzo beffardo del destino ma due parole come AMORE e DOLORE, apparentemente inconciliabili, possono fondersi creando un cappio attorno ai partner.

I motivi per i quali si può creare questo binomio sono innumerevoli ed è per questo che è fondamentale prendersi cura della propria relazione di coppia quando le cose vanno bene.

Piccole incomprensioni quotidiane, sommate una sull'altra, giorno dopo giorno, possono trasformarsi in una bomba a orologeria pronta a scoppiare in modo fragoroso e inatteso.

AMORE E DOLORE NON SI LEGANO L'UNO ALL'ALTRO SE, OGNI GIORNO, 
I PARTNER PERFEZIONANO LA LORO DANZA DI COPPIA 

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Riprendendo il titolo di questo post, quando AMARE E FARSI MALE può diventare una realtà lacerante all'interno di una  relazione di coppia?

L'esempio più eclatante è quello delle coppie in cui uno dei due partner:
- cade in uno stato di depressione (dalla depressione bipolare, alla distimia o alla maniacalità), 
- sviluppa una serie di ossessioni,
- prova paure incomprensibili a chi non le vive (dagli attacchi di panico alle varie forme di fobia) e, 
- pur essendo consapevole della necessità di farsi sostenere da un professionista per sconfiggere queste      paure, non accetta di farsi curare.

Ecco che, per chi vive accanto a queste persone, la vita può diventare un inferno. 

L'amore profondo per il partner è la "benzina" alla quale ci si aggrappa per convincere la persona che soffre a lasciarsi aiutare.

Chi vive accanto a una persona depressa cerca di infondere la propria energia a chi sta male ma, giorno dopo giorno, quell'energia si esaurisce...

L'amore spinge a non arrendersi e a non abbandonare chi sta male... Io farei lo stesso ma, a volte mi domando, quanto sia giusto "morire dentro", quanto sia giusto farsi tanto male se l'altro/a non si vuole lasciar aiutare.

La depressione e i disturbi d'ansia intaccano la capacità di reazione di fronte alle difficoltà, ma tali forme di disagio psicologico, come tutte le malattie, offrono al malato quelli che, in psicologia, vengono chiamati "vantaggi secondari". 
L'essere malato e il non fare nulla per modificare il proprio stato implica anche avere l'attenzione di molte persone.

In alcuni casi, togliere le attenzioni potrebbe favorire uno sblocco nel malato, potrebbe attivare la molla del cambiamento.

Ovviamente le mosse da fare con una persona che soffre di depressione o disturbi affini vanno valutate caso per caso e, possibilmente, chiedendo sostegno a professionisti competenti (valeriamora84@hotmail.it) ma, a mio avviso, l'aiuto all'altro non deve implicare l'annientamento di se stessi.

Stando male non si riesce ad aiutare ed, inoltre, occorre mettere in conto che se il "malato" riesce a ritrovare il proprio benessere, potrebbe non volere più accanto la persona/le persone che gli ricordano il periodo di dolore e sofferenza. Non sempre accade, ma è un'eventualità da mettere in conto.

AMARE, DUNQUE, PUO' SIGNIFICARE FARSI TANTO MALE

Ho voluto affrontare con voi questo tema perchè stare accanto alla persona che amiamo, senza poterla aiutare a causa del suo rifiuto, è una della sfide più grandi che si possono presentare nella vita di una persona.. 

Se io mi trovassi in una condizione del genere penso che farei di tutto per sostenere il mio caro, ma lo farei con la consapevolezza dei grandi rischi che corro... e, ogni giorno, mi domanderei se il mio aiuto, in realtà, non stesse facendo altro che sostenere il disagio del mio partner.

Ho affrontato un argomento molto delicato al quale è difficile porre una conclusione.

Chi avesse voglia di raccontare la propria storia o di esprimere un proprio parere in merito a questo tema è invitato a farlo perchè  la condivisione del dolore può diventare energia creativa, anziché disperazione vissuta in solitudine.

Vi saluto con una domanda alla quale, a volte, fatico a dare risposta:

 "Ha senso farsi trascinare nell'abisso
 da chi non si vuole far aiutare?"

La discussione resta aperta  a tutti coloro che volessero contribuire...

A presto


 Valeria Mora, Psicologa, Counselor e formatrice


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