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Costa Concordia: per vivere senza chi non c'é più


Cari lettori e care lettrici questo post è un modo per essere vicini a chi ha vissuto, e ancora sta vivendo, l'esperienza drammatica del naufragio della Costa Concordia.

Il disastro dell'isola del Giglio ha scosso nel profondo l'anima di chiunque ne abbia sentito parlare.
  
L'immagine di un tale gigante del mare, abbattuto da uno scoglio, ricorda all'uomo la propria impotenza di fronte alla natura, al destino e all'imperfezione dell'essere umano medesimo.
Il contrasto fra divertimento, leggerezza, gioia, emozioni tipiche di chi parte per una crociera, e dolore, smarrimento, terrore, emozioni immediatamente successive all'impatto, rende questo disastro ancora più spaventoso.


Le storie dei passeggeri e dell'equipaggio sono tutte degne di attenzione e partecipazione ma i racconti che mi hanno maggiormente colpita sono quelli di coloro che, tenendo per mano la propria moglie, il proprio figlio, il proprio genitore o un caro amico si sono tuffati in mare. 

Quegli individui, mano nella mano, con una delle persone che avevano più cara al mondo, si sono lanciate in acqua: un abisso scuro e freddo ma che, se affrontato in due, forse, appariva meno spaventoso o meno inquietante dell'attesa di una scialuppa che avrebbe potuto, anche, non essere disponibile!

Questa è la storia di una giovane coppia che abita a poca distanza dal mio paese: marito e moglie si sono tuffati confidando nel fatto che la forza del loro legame li avrebbe portati in salvo, ma nell'impatto con l'acqua la mano della moglie è scivolata via da quella del marito...

Non conosco di persona quest uomo ma mi chiedo che cosa possa aver provato riemergendo dall'acqua e rendendosi conto che la sua compagna era stata inghiottita dall'oscurità.
L'incredulità, la ricerca forsennata di una traccia della sua presenza, un profondo senso di colpa per averla lasciata andare...

Tutti avranno detto a quest uomo disperato che non è stata colpa sua ed io mi aggiungo a questo coro di voci ma, non credo di sbagliarmi, questo marito non riuscirà mai a perdonarsi. 
Per molto tempo ripercorrerà con i pensieri gli attimi precedenti al salto, la stretta della mano della moglie e poi...si struggerà per quel vuoto di memoria, difficilmente colmabile, tra il salto e la consapevolezza di aver perso la propria vita.

Penso che, più o meno, questa sia la sensazione che si prova quando la propria metà, da un momento all'altro, non c'è più.
Ci si sveglia al mattino e, increduli, si guarda il mondo che continua ad andare avanti nonostante per noi si sia fermato tutto. A tratti si è arrabbiati con se stessi, a tratti con gli altri e con la vita. 
Ci si chiede che senso abbia continuare se colui o colei con la quale abbiamo condiviso sogni, speranze, progetti, paure, dolori e gioie non cammina più al nostro fianco.

In psicologia il periodo successivo alla perdita di una persona cara viene definito "elaborazione del lutto": un tempo, scandito da fasi, necessario a esprimere tutto il dolore, ad attraversarlo fino a che esso non diventi tollerabile e poi, con il tempo, trasformabile in rinnovata energia creativa e progettuale.

Come psicologa dunque, potrei elencare le fasi del lutto e indicare le migliori strategie per "gestire il dolore". 
Oggi, però, con ancora negli occhi le immagini paradossali di quella nave agghindata a festa adagiata su un mare di dolore, più che psicologa, mi sento donna, figlia, fidanzata, sorella e amica. 

E' da ciascuna di queste identità che osservo il dolore della perdita e lo vivo come ingiusto ma, forse, non inesauribile.

Come psicologa ho la certezza che da un lutto ci si possa risollevare: ho accompagnato tante persone in questo percorso e alcune le  ho viste  davvero rinascere.

Come essere umano condivido con voi la speranza spero che sia sempre  possibile trovare il senso di un dolore così grande e la forza di ripartire.

"...Non crediate che colui che tenta di confortarvi, viva senza fatica in mezzo alle parole semplici e calme, che qualche volta vi fanno bene... 
...ma se fosse altrimenti egli non avrebbe potuto trovare quelle parole".

(tratto da "Lettera a un giovane poeta" di M.Rilke)

In ricordo di tutte le vittime e i dispersi della nave Concordia - Isola del Giglio, 13-01-2012.


Valeria Mora, Psicologa, Counselor e formatrice

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